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La festa del Redentore a Venezia

festa del redentoreLa terza domenica di luglio si celebra, a Venezia, la tradizionale festa del Redentore. Ma perchè questa festa è una delle più sentite tra i veneziani?

La festa ha lo scopo di mantenere vivo il ricordo della costruzione della Chiesa del Redentore nel 1576, per ordine del Senato veneziano, per contrastare la grave pestilenza che incombeva sulla città lagunare: la peste!

La peste nera abbandonò Venezia nel 1577, e da allora si decise di festeggiare una volta all’anno la liberazione dal’epidemia.
Per agevolare gli abitanti a raggiungere la Chiesa del Redentore, fin dal momento della sua costruzione, viene allestito un ponte di barche, noto con il nome di Ponte Votivo, che collega la fondamenta dell Zattere alla Giudecca, dove si erge la chiesa.La tradizione dei fuochi d’artificio alla vigilia della festa, risalgono al fatto che i veneziani, per paura di non trovare posto durante la celebrazione, si recavano alla Giudecca già il sabato, rimanendo a festeggiare per tutta la notte.

L’appuntamento è alle 23.30, momento in cui ha inizio lo spettacolo pirotecnico, ma vista la grande affluenza di persone è consigliabile muoversi con largo anticipo per posizionarsi al meglio. Da buona veneziana, se posso, non mi perdo questo giorno!

Si comincia.

I primi fuochi non sono tra i più belli, colorati ma non spettacolari. Siamo circa 120mila persone a Venezia durante questa notte, con gli occhi rivolti al cielo.

Lo spettacolo ha una durata di circa 40 minuti e verso la fine raggiunge il suo apice. La Basilica della salute li guarda dalla sua fiera posizione, e viene un po’ oscurata dalla nebbiolina derivante dallo scoppio dei fuochi. Il leone alato, dall’alto della sua posizione, si erge fiero e scruta l’orizzonte imponendo ancora una volta la sua supremazia sulla laguna.

Fuochi d’artificio bassi e alti, grandi, piccoli, a fontana, a forma di cuore, di quadrifoglio  e di fiore. Facce sorridenti e applausi riempiono il bacino di piazza san Marco.

I “botti” (come qui a Venezia amiamo chiamiare i fuochi d’artificio) hanno il potere di farmi tornare indietro nel tempo, a quando i miei genitori, dopo una lunga giornata al mare, portavano me e le mie sorelle con i sacchetti della spazzatura a sederci in riva degli schiavoni.

Piccola com’ero mi sembrava quasi di poter toccare i fuochi d’artificio colorati, ma ero troppo impegnata a tenermi le orecchie tappate per il troppo rumore.

redentoreAltra tradizione legata a questa festa, che sta andando scemando negli anni (purtroppo), è quella dei così detti “mototopi”, imbarcazioni tipiche veneziane che, in questa occasione, vengono addobbate a festa con tavolate dal cibo abbondante e lampade colorate. Per riuscire ad accaparrarsi un buon posto in bacino San Marco bisogna prendersi per tempo e munirsi di pazienza.

Ora a causa di restrizioni da parte del comune di Venezia e della polizia, a favore dei turisti più che dei veneziani, di queste imbarcazioni se ne vedono ben poche, e questo in qualche modo porta via parte della magia di quella che è una festa, ormai, centenaria.

Con la speranza che questa tradizione non venga mercificata come tante altre a scopo esclusivamente turistico, e che rimanga per i veneziani un momento in cui ricordare le proprie origini, invito comunque tutti ad assistere a questo spettacolo almeno una volta!

Ciao, io sono Elisa Pasqualetto, ma tutti ormai mi chiamano Liz. Sono nata a Venezia, anche se le voci dicono che non ci viva più nessuno. Nella vita lavoro freelance come Social Media Manager e Copywriter, mentre questo blog è solo una finestra sulla mia più grande passione: il viaggio.

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