Ma tu… ci credi ai Nomadi Digitali?

nomadi digitali
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Hai mai visto un nomade digitale?

Si, lo so: ci sono le storie che vengono condivise su Facebook, quelle che passano di tweet in tweet, interi siti ne parlano e perfino articoli di famose testate e trasmissioni radiofoniche vengono dedicati al fenomeno; anche i giornalisti professionisti – quelli che dovrebbero farsi vanto di andare sempre a verificare l’attendibilità delle fonti – sembrano esserci cascati.

lavorare in spiaggia

Ma ecco che finalmente ti svelo – qualcuno deve pur farlo – la menzogna di cui anche io mi sono reso inconsapevolmente complice:

PER APPROFONDIRE: Il mio profilo su Nomadi.us

I NOMADI DIGITALI? UNA BUFALA!

Sono un mito costruito per indurti a fantasticare di luoghi lontani, di lavori da svolgere “da remoto”, magari in qualche bella spiaggia caraibica o tra le mete più esotiche del mondo, di vite alternative apparentemente tanto raggiungibili quanto praticamente impossibili.

Quale sia il movente di questa subdola cospirazione non è ancora chiaro:

  • c’è chi sostiene che è per distrarre le tue energie dall’essere convogliate invece in una più proficua ma non ben precisata “lotta” (perché te ne vuoi andare invece di rimanere a lottare?).
  • chi sostiene che paradossalmente il tuo sognare stabilizzi i tuoi livelli di frustrazione e quindi ti renda più produttivo e funzionale al mantenimento del sistema di produzione-consumo-smaltimento.
  • chi invece vede nel focalizzare la tua attenzione verso un obiettivo personale la frammentazione di energie sociali che si fanno in questo modo maggiormente governabili.

Ma qualunque sia il motivo di questa congettura è ormai giunto il momento di dire le cose come stanno: i nomadi digitali non esistono!

Come potrebbe essere altrimenti?

Ragioniamo: i nomadi digitali sarebbero quelli che possono lavorare da ovunque nel mondo grazie a internet.

Ma se è così… Perché vengono fuori solo adesso? Quando internet ha ben oltre 20 anni di vita?

Chi, potendo lavorare da una spiaggia di Santo Domingo invece che da un capannone di periferia, non l’avrebbe fatto nei decenni scorsi quando internet era già una realtà diffusa e consolidata?

tramonto da nomadi digitali

Ma anche se si trovasse una spiegazione a questo fenomeno… quale datore di lavoro permetterebbe ai propri dipendenti di lavorare da remoto invece di dirigere le energie produttive tramite l’illuminato controllo di un capo reparto/ufficio.

Si. Ok. Quasi tutti i nomadi digitali sembrano essere freelance o (micro-)imprenditori.

Ma se fossero freelance… non dovrebbero vedere i clienti ogni tanto?

Non crederai mica alla balla che i clienti acconsentano a sentire i propri consulenti – a cui magari affidano le sorti delle proprie aziende – su skype?!?

E se fossero imprenditori… ma imprenditori di quale impresa?

Quella che vende corsi online? Ma l’hai mai fatto tu un corso online?

Oppure quella che vende infoprodotti… Infoprodotti?!?

E’ proprio con gli infoprodotti che la balla raggiunge sublimi livelli di sofisticazione: in qualche modo sono riusciti a farti credere che qualcuno riesca a farsi una vita a colpi di .pdf, .epub e .mobi acquistabili con paypal.

In realtà gli infoprodotti stanno ai nomadi digitali come le bacchette magiche stanno ai maghi e le scope volanti alle streghe.

Di nuovo: stiamo parlando di fiabe!

ufficio nella giungla

Ma anche se l’aspetto tecnologico e finanziario fosse risolto… vogliamo parlare dell’aspetto umano?

Suvvia: quale persona sana e funzionale (presumendo che per avere un lavoro produttivo uno debba essere sano e funzionale) lascerebbe la propria famiglia e i propri amici per viaggiare il mondo e non tornare nel limitato arco delle ferie comandate?

E le malattie? E gli incidenti? Non penserai mica si possa stare intere settimane lontani dalla Sanità Italiana?

Ma è forse nell’aspetto più psicologico che casca il palco: per quanto ci piaccia pensarlo una persona non può vivere senza radici, senza il confortante abbraccio della normalità, senza il mutuo, il contratto, il capo…

Una persona avrà sempre bisogno delle sue sacrosante certezze: il caffé di quella marca, le comodità di casa, le amicizie del paese, i sabati sera passati in quel modo, le domeniche sempre uguali e anche i lunedì mattina!

Le code per andare al lavoro, quelle per tornare a casa, le file alla posta, i serial tv, la partita e… per concludere: nessun uomo può vivere senza la responsabilità.

Non quella da prendere nei confronti della propria vita – che in realtà è un lusso per pochi – ma quella vaga ma solida, che si sfoggia quando ci si confronta con gli “irresponsabili”, quelli che magari mollano tutto per seguire un qualche sogno o quello che gli detta il proprio cuore… come se fosse quella la maniera di vivere la vita! E non invece quella che ci è stata tramandata dalla nostra società.

O FORSE…

Ma permettimi ora di concludere la mia provocazione e di scendere di piano comunicativo.

Avrai capito infatti che il mio era un tono ironico e non intendevo in verità dirti che i nomadi digitali non esistono… e neanche gli infoprodotti, i business online, i lavori che è possibile fare da remoto. Certo che esistono. Ci sono effettivamente persone che lo fanno.

Il fatto è che forse non esistono… come possibilità per te!

I nomadi digitali? Ok, esistono… ma magari sono un po’ come le rock star: uno su mille ce la fa!

Sulla carta sembra tutto semplice:

  1. Apri un blog;
  2. Diventi famoso;
  3. Guadagni con la pubblicità.

Capisci che non è roba da tutti.

Oppure la spiegazione più semplice di tutte è…

i nomadi digitali? Figli di papà che se ne vanno a giro per il mondo facendo finta di lavorare da remoto o di aprire startup ben sapendo di avere le spalle coperte.

Voglio dire: così… so’ bboni tutti!

Ma io e te sappiamo che questo non è il tuo caso.

E anche se per caso tu avessi anche il più flebile anelito ad uno stile di vita di diverso o una qualche forma di audacia nascente che ti sussurra ad aspirare a definire quelli che sono i tuoi sogni in questa vita…

Quali doti avresti per permetterti di fare il nomade digitale?

Quali meriti hai ottenuto – o speri di ottenere – per accedere a questo privilegio?

Chi sei per permetterti di farlo?

E soprattutto…

Chi ti credi di essere per osare sognarlo?

MA ALLA FINE…

E ora interrompiamo definitivamente e per davvero la mia provocazione.

Questo articolo è dedicato ai commentatori della sezione “cervelli in fuga” del fatto quotidiano.

Non ai giornalisti, non agli articoli, non agli intervistati (alcuni tra i più conosciuti nomadi digitali italiani).

jonathan pochini nomadi digitali

Proprio ai commentatori: la ferocia con cui molti si sono espressi tradisce non solo invidia ma anche rassegnazione, frustrazione e paura.

Come nomade digitale non mi interessa sfoggiare il privilegio di cui posso godere nello scegliere la mia location di vita e di lavoro, mi interessa che la nostra comunità si ingrandisca e raggiunga un punto critico oltre il quale il mondo non potrà più essere lo stesso.

E come nomade digitale farò quanto posso per avvicinare quante più persone verso questo stile di vita.

Ma c’è innanzitutto bisogno di persone positive, che credano sia possibile e auspicabile riuscire ad attuare un cambiamento importante come quello di diventare nomadi digitali e quindi siano in grado di prendersi un impegno con loro stessi per intraprendere un eventuale percorso di realizzazione di se stessi e dei propri sogni.

Sono persone che possono vivere anche il sentimento dell’invidia ma lo vivono in termini produttivi, considerando che ciò che invidiano negli altri è il simbolo di un qualcosa che devono impegnarsi a raggiungere in qualche modo.

Lasciare invece che la propria frustrazione si sfoghi con la critica, la denigrazione, l’offesa o in altre modalità più vili – temo – non può che far altro che alimentare un clima nel quale altre persone si sentiranno più insicure nei loro eventuali tentativi di intraprendere un percorso di vita diverso da quelli impacchettati dalla società.

Per chi invece ha già scelto… mi piacerebbe concludere così, con un famoso brano di Marianne Williamson, nella versione che compare nel film Coach Carter (traduzione mia, vedi sotto l’estratto in lingua originale):

La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda è quella di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Sminuire te stesso non sarà di servizio al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi affinchè gli altri non si sentano insicuri vicino a te.
Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini.
Non è solo in alcuni di noi
è in tutti noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere
inconsciamente diamo la possibilità ad altre persone di fare lo stesso.
E siccome ci siamo liberati dalle nostre paure
la nostra presenza automaticamente libera gli altri.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=FBPevxZG98Q] NOTA: Tutte le tematiche sollevate nell’articolo – che fanno effettivamente riferimento al pensiero espresso nei commenti alle interviste a cui ho accennato – troveranno facilmente una risposta in chi ha già familiarità con il concetto di nomadismo digitale.
Ma se ti rimane qualche dubbio puoi scriverlo qui sotto nei commenti e sarò felice di risponderti…

 

Jonathan

Jonathan

Jonathan sta esplorando lo stile di vita nomade digitale ufficialmente e a tempo pieno dal febbraio 2013. Ha vissuto e lavorato da remoto in Australia, Thailandia, Italia, Bali e ora fa base alle Canarie. Può permettersi di fare questa vita essenzialmente perché è un freelance e lavora online (fa il consulente seo & online marketing). Comunica con i suoi clienti quasi esclusivamente online, a volte tramite skype, a volte solo tramite email! Ma tu puoi contattarlo anche su facebook!
Jonathan

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8 thoughts on “Ma tu… ci credi ai Nomadi Digitali?

  1. Beh complimenti. L’idea di vivere digitalmente da nomadi è fortissima e credo che prenderà sempre piu piede, non solo come idea ma realizzando un tipo di vita cosi. Forza!

    1. Ciao Lorenzo, grazie per il commento. Lascio volentieri la parola a Jonathan, l’autore del testo, io posso solo dirti che un giorno spero di diventarlo anche io! 🙂

    2. Ciao Lorenzo
      Grazie per il tuo commento!
      Pensa che una persona molto competente in materia e “informata sui fatti” mi ha una volta accennato ad uno studio nel quale si stima che il 48% (o giù di lì) dei lavori di ufficio potrebbero essere fatti da “remoto” (e quindi “da casa” o “da nomadi digitali”).
      A me piacerebbe pensare che TUTTI i lavori di ufficio possano essere svolti da remoto.
      La tecnologia ce lo permette….
      La cultura… ancora no!
      A meno che non siamo freelance o imprenditori di noi stessi appunto…
      In USA ad esempio sono già molte le aziende che assumono e permettono di lavorare da remoto.
      Ho conosciuto già un po’ di persone che lavorano secondo questa modalità.
      L’unico limite che spesso hanno è quello di dover essere presenti ad alcuni meeting online che si fanno magari più volte alla settimana…
      E dipende un po’ dalla differenza di fuso orario potrebbe capitare di dover fare questi meeting alle 3 del mattino.
      Quindi, per questi nomadi digitali, le Canarie ad esempio erano una location appetibile… la Thailandia no.

  2. Sto lavorando sodo sodo sodo per riuscire in questo. Diciamo che è diventato il mio obiettivo da qualche anno.
    Avendo gia un lavoro fisso sto lavorando notte e ferie per portare a termine i miei studi ed i miei progetti.

    Nei miei sogni sono un web marketer a tempo pieno. Mi occupo di SEO SEM e SMO.

    E per questo sto anche creando il mio blog proprio sugli argomenti appena citati.
    La strada è lunga, dura tortuosa e spesso ci si sente avviliti perchè non si ottengono risultati, apparte qualche ciente che seguo da qualche tempo.

    Spero che un giorno riesca a portare a compimento il mio sogno ed il mio progetto e un altro grande augurio che mi faccio è di non mollare mai insistere e non cadere mai nella tentazione di abbandonare il sogno ed arrendersi alla vita canonica, buttata, in 4 muri dell’ufficio….

    Teniamoci in contatto Liz.

    Grazie della bella esperienza
    Simo

    1. Ciao Simone, grazie per questo tuo commento. Il testo e di Jonathan, ma l’ho ospitato qui con piacere perché credo molto in quel che dice e io stessa sto cercando di intraprendere la tua stessa strada. Quindi un sincero in bocca al lupo è dovuto. Teniamoci in contatto e non perdere la voglia e la fiducia in te stesso

    2. Ciao Simone

      Spero che questa mia riflessione ti aiuti a non mollare: io ci ho messo 4 anni a costruire il mio network di clienti online, l’ho fatto gradualmente, mentre lavoravo a Sydney per un’agenzia come contractor (a volte full time, a volte part-time, a volte zero).
      Spesso dicevo: io ci ho messo 4 anni perché non l’ho fatto sistematicamente, non mi sono concentrato esclusivamente sul progetto… Altrimenti magari uno potrebbe metterci 6 mesi.

      Ma c’è anche da dire che anche se non mi sono concentrato sistematicamente sul progetto… 4 anni sono stati importanti per maturare e per far maturare il mio network.

      Se ci avessi messo 6 mesi… forse il mio network sarebbe stato meno solido e più debole.

      Insomma, ci vuole tempo e ci vuole impegno. Ma ci vuole (di nuovo) tempo…

      Da quello che scrivi non credo che abbandonerai il sogno, perché quel sogno – se mi posso permettere – fa un po’ parte di te.

      Ciao

  3. Navigando mi è capitato sotto nuovamente questo articolo che commentai a suo tempo.
    Oggi le cose sono cambiate fortunatamente.. è stata dura e rileggere il commento mi ha fatto pensare a quanto effettivamente sia stata dura. Oggi riguardo il tutto con occhi differenti! 🙂

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