#travelblogger
Blog di viaggi / Riflessioni

#Travelblogger, perchè no?

#travelbloggerAd essere onesta sono abbastanza stufa di leggere tweet, stati di Facebook oppure interi articoli che criticano il definirsi #travelblogger, tra l’altro scritti da persone che lo sono loro stesse. Bah.

Innanzitutto, se l’inglese non è un’opinione, travelblogger si compone di due parole: “travel”, che significa appunto viaggio, e “blogger”, che indica una persona che scrive in un blog.

Vero è che un travel blogger, per come lo intendo io,  non è una persona che scrive di viaggi, e fine della storia, ma è prima di tutto una persona che viaggia e ama farlo, ed inoltre ha il desiderio di condividere col mondo le sue esperienze.

Alla luce di ciò, io dico: #travelblogger, perchè no?

Sinceramente non vedo cosa ci sia di male nel definirsi tali, forse si pecca un po’ di presunzione, ma questo è così tanto da condannare? Io credo che autoproclamarsi travel blogger sia solo un modo per esprimere l’orgoglio che si prova nell’aver aperto un blog dal niente, coltivarlo con passione ogni giorno, arricchendolo di contenuti e sognando un giorno di poter essere letti da moltissimi utenti.

Credo inoltre che chiunque abbia intrapreso questa “carriera”, spesso non pagata, non abbia dimenticato l’emozione nel pubblicare il primo articolo, il vedere crescere i propri follower su Twitter o i “mi piace” su Facebook, il ricevere un commento e la gioia di poter rispondere, quindi finiamola con questa falsa modestia.

#Travelblogger è semplicemente chi si sente di esserlo.

Author

elyp87@gmail.com
Ciao, io sono Elisa Pasqualetto, ma tutti ormai mi chiamano Liz. Sono nata a Venezia, anche se le voci dicono che non ci viva più nessuno. Nella vita lavoro freelance come Social Media Manager e Copywriter, mentre questo blog è solo una finestra sulla mia più grande passione: il viaggio.

Comments

7 Febbraio 2014 at 12:16 PM

Brava, finalmente qualcuno che la pensa come me!!!



7 Febbraio 2014 at 2:21 PM

Più che d’accordo. Mi è piaciuto l’articolo di Paola che ha fatto una riflessione personale sulle “etichette” ma non una critica.
Non tollero invece chi critica il definirsi travel blogger manco fosse il male peggiore.
Io sono blogger e viaggio. Quindi? Dovrei vergognarmi nel definirmi travel blogger? 😉
Manuela



    7 Febbraio 2014 at 2:28 PM

    Esatto! Questo é esattamente il mio punto di vista…cioè é una cosa di cui io personalmente -anche se sono alle prime armi- vado fiera..ci dedico del tempo, é una mia passione, quindi perché non urlarlo al mondo?



7 Febbraio 2014 at 2:26 PM

Ciao Liz,

ho letto questa tua riflessione. Molto sinceramente è giusto che sia ognunon di noi a definire ciò che è e quello che vuol essere. Ma essendo sincero, ultimamente, così tante persone si definiscono travel blogger e quant’altro tanto da farlo divenire, a mio avviso, una cosa troppo comune e scontata.
Sono dell’idea che si viaggia per viaggiare e non per scrivere articoli di viaggio. Ormai ce ne sono così tanti in giro. Quindi nulla di male nel definirsi travel blogger, ma stai certa che è un pentolone troppo colmo.

Cari saluti,
Gian



    7 Febbraio 2014 at 2:37 PM

    Ciao GianGian, grazie per il tuo commento. Che i travelblogger siano aumentati in maniera esponenziale negli ultimi anni é un dato di fatto, per niente io sono una di queste! Ma credo anche che il web sia democratico e se vali davvero emergerai, altrimenti sarà il web stesso a farti sparire a prescindere dall’etichetta che ci si é dati. Non credi? Sono poi d’accordo con te nel dire che si viaggia per il piacere di farlo, e sono la prima che condivide e pratica questa filosofia…



7 Febbraio 2014 at 4:06 PM

Per fortuna non ho trovato in giro nessuno di questi articoli contro la definizione di “travel blogger”…
Ma adesso aprire un blog e scrivere di viaggi (o di qualunque altra cosa) è diventato qualcosa di cui pavoneggiarsi? La parola travel blogger, come giustamente dicevi, descrive solo un’attività, non è un titolo onorifico (e nemmeno un profilo professionale).
Poi capisco che ci sono molti giovani che lavorano o vorrebbero farlo nel settore del web o/e del turismo, che amano scrivere e utilizzano il blog come stumento di personal branding.
Io trovo comprensibile e legittimo, ma generalmente i blog con ambizioni professionali sono quelli che mi piacciono meno: si riconoscono lontano un miglio, i post sembrano tratti da cataloghi di Franco Rosso o volantini dell’Apt, oppure sono “comprati” coi blogtour, o riempiti con contenuti scarsissimi (“Il bellissimo finesettimana a casa di mia zia”) solo perchè il blog va sempre aggiornato, anche nella settimana in cui non c’è nulla da dire…. 🙂
I blog più interessanti che ho letto (non farò un nome nemmeno sotto tortura…) sono scritti da persone che di lavoro fanno tutt’altro, scrivono (a volte anche poco) solo di viaggi – veri – che hanno pagato col loro denaro.
Alcuni di loro (orrore!!) non hanno nemmeno una pagina facebook e non condividono su Instagram. Non credo che “emergano” molto ma sono i migliori da leggere e quelli che vado a spulciare quando cerco informazioni o ispirazioni per un viaggio… 🙂



    7 Febbraio 2014 at 7:30 PM

    Ciao Daniela, grazie davvero per questo tuo intervento!
    Mi trovi d’accordo su moltissime cose dette da te, come per esempio che chi inizia a scrivere un blog con l’intenzione di farci subito un business cade nella banalità più totale. Io sono abbastanza nuova del “mestiere”, questo blog non ha neanche due anni, però ne vado abbastanza fiera, nel senso che anche se è piccoli e non ha un numero elevatissimo di visite giornaliere è un mio prodotto, creato e curato da me. In questo senso, io ne vado orgogliosa, ma più che altro per una mia personale soddisfazione! 🙂 Non so se sono riuscita a spiegarmi… 😛



7 Febbraio 2014 at 5:03 PM

Prima l’esplosione dei fashion blog. Ora quella dei travel. Tanti nascono per moda, non immaginando tutto il (grande) lavoro che c’è dietro ad ogni singolo articolo. Ma tanti altri (per fortuna) nascono perché si ha qualcosa da raccontare. Travel Blogger? Travel Writer? Traveller e basta? A me onestamente non importa e non capisco tutta questa polemica che c’è dietro. Che nella bio ci siano o meno queste paroline, se un blog mi piace lo leggo a prescindere… che poi ha ragione Manu, manco fosse qualcosa di cui vergognarsi 🙂

Ciao Liz!



    7 Febbraio 2014 at 7:33 PM

    Parole sante le tue Farah, di cosa dovrei vergognarmi? Alla fine anche se solo per passione è qualcosa che amo (e amiamo) fare, e come dici tu, se un blog è valido lo leggo a prescindere dalle etichette!



8 Febbraio 2014 at 11:29 AM

Quando mi capita di fare un colloquio e mi chiedono: Lei di cosa si occupa? Io rispondo: Sono una travelblogger. Si perchè, io sono una #travelblogger e me ne vanto. Anche se spesso è proprio il mondo che gira intorno ai blogger in generale ad essere criticato, sottovalutato e calpestato. Essere una #travelblogger per me significa, come hai detto giustamente tu, amare il viaggio e condividere le proprie esperienze. Ma soprattutto aiutare con la mia esperienza altre persone che vogliono intraprendere il mio stesso viaggio, che non sanno dove andare a dormire e che si lasciano consigliare da me, che in quell’albergo ci sono stata prima. Un abbraccio!



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