meditazione convento san francesco del deserto
Europa,  Italia

Tu sei libera: la mia esperienza al Convento di San Francesco del Deserto

 

meditazione convento san francesco del desertoLa mia cella nel Convento di San Francesco del Deserto è piccola. La porta tondeggiante, in legno, si apre con uno strano meccanismo. Un letto, una scrivania, un armadietto, un lavandino e un inginocchiatoio. Non serve altro. Sul letto una coperta, ma con questo caldo non mi servirà, sull’inginocchiatoio la Bibbia, di primo impatto non credo mi servirà neppure quella. Le motivazioni per cui ho optato per una permanenza di 2 giorni al Convento di San Francesco del Deserto le conoscete e di certo non sono di tipo religioso.

La giornata è scandita dalle preghiere ma lascia molto spazio alla meditazione e riflessione personale. Io non prego da anni ormai, non sono nemmeno sicura di ricordarmi bene come si fa, però ci provo, alla fine non può fare che bene.

Non vi descriverò l’isola, per quello bastano le foto, parlano già benissimo da sole, io vi parlo di emozioni, di ciò che non è tangibile e che fa fatica a trasformasi in parola. Il Convento di San Francesco del Deserto è un luogo di pace assoluta, dove il raccoglimento è favorito dallo splendido paesaggio e contorno lagunare. Non ha importanza se non si crede, o se invece si ha una fede forte, si è accettati a prescindere dalla propria storia, senza pregiudizi, senza dita puntate, senza opere di convincimento ma anzi con molto rispetto.

Ho avuto tempo di perdere i miei occhi oltre l’orizzonte, di svuotare la mente e chiudere gli occhi, di rimanere distesa sull’erba circondata dal canto dei grilli, ho avuto tempo di sentirmi bene. Sola ma in pace, sola ma felice.

Frate Lorenzo ha camminato e parlato con me per due ore, un confronto di idee, opinioni diverse che però hanno trovato spazio in un dialogo e non in una discussione. “Tu sei libera”, parlava del mio spirito, del mio modo di pensare. Tre semplici parole e qualcosa in me si è mosso. Sono libera, in tutti i sensi possibili. Ho passato la notte a pensare a queste parole, dette da qualcuno che non aveva motivo di compiacermi ma, anzi, avrebbe potuto criticarmi per la mia mancanza di fede o per il mio essere estremamente polemica e diffidente.

Il mio soggiorno presso il Convento di San Francesco del Deserto non lo definirei un viaggio nel senso stretto della parola, direi un viaggio interiore in un luogo che, senza ombra di dubbio, è un paradiso nella laguna di Venezia, dove la pace è regina indiscussa e dove chiunque può regalarsi quel tempo che spesso ci togliamo per gli impegni della quotidianità.

Viaggiare non sempre vuol dire prendere un aereo e andarsene lontano, molte volte abbiamo dei posti meravigliosi proprio sotto il naso e non li vediamo. Viaggiare può voler dire scappare, ma non necessariamente, anzi spesso accade che proprio durante il viaggio ci venga chiesto di affrontare i problemi che abbiamo lasciato a casa.

Fatevi un regalo, andateci.

 

 

Ciao, io sono Elisa Pasqualetto, ma tutti ormai mi chiamano Liz. Sono nata a Venezia, anche se le voci dicono che non ci viva più nessuno. Nella vita lavoro freelance come Social Media Manager e Copywriter, mentre questo blog è solo una finestra sulla mia più grande passione: il viaggio.

8 commenti

  • Antonio

    Buonasera Lisa,
    conosco bene il convento di San Francesco del deserto per averlo frequentato più volte, ho visto il tuo blog e il tuo profilo su facebook. Ti scrivo con un forte disappunto in merito a quanto scrivi e pubblichi in termini di immagini su San Francesco del deserto: basta un po’ di buon senso per trovare che il tuo reggiseno di pizzo nero, posto in prima pagina quale immagine della tua permanenza nell’isola e chiaramente ostentato, sia decisamente fuori luogo, poco rispettoso nei confronti di persone che hanno fatto una precisa scelta di vita e per nulla consono allo spirito che si vive nel monastero (all’ingresso dell’isola è esposto un cartello nel quale si prega di accedere al convento con un abbigliamento adeguato al luogo di preghiera in cui si approda).Dissento inoltre sulla ostentazione di questa esperienza: tutti abbiamo apprezzato di quel luogo il raccoglimento, l’intimità e la semplicità, l’esatto contrario di tutto questo tuo voler apparire. Antonio

    • Liz Au

      Caro antonio,
      Purtroppo con l’autoscatto la foto è venuta così e la vista del reggiseno non era voluta, i frati non mi hanno mai ripreso sul modo di vestire, per cui mi dispiace ma credo che il suo giudizio sia abbastanza affrettato e fuori luogo.
      Credo che ognuno abbia un modo molto personale di esprimere le proprie emozioni, il mio è scrivere. Lei probabilmente ha un modo diverso di viverla, per me è stata una gioia poter regalare la mia esperienza a chi avrà voglia di leggerla. Scrivere delle proprie emozioni e dei propri pensieri non è sinonimo di ostentazione, è anzi un modo per condividere ciò che ho vissuto perchè ho piacere di farlo.
      Scrivere è andare controcorrente, spesso e volentieri, ma il mondo è bello perché è vario e credo che ognuno sia libero di espriersi come meglio crede. Accolgo quindi il suo punto di vista, rendo pubblico il suo commento senza problemi, e anzi.. spero torni a trovarmi!

      Ad ogni modo non mi chiamo Lisa, ma Elisa come può leggere dalla pagina ” mi presento”

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