Non lasciamo che i social rovinino i nostri viaggi
Riflessioni

Non lasciamo che i social rovinino i nostri viaggi

Ciò che ha scaturito in me questo pensiero è stato un video che ho visto l’altro giorno, di una ragazza che si era creata, quasi per caso, una carriera su instagram.

Quanti di noi usano Instagram al giorno d’oggi? Quanti di noi si fanno un paio di selfie al giorno che, modificati, sembrano quasi foto fatte da fotografi professionisti? Magari abbiamo pure un fisico decente, un sorriso allegro, poi per il resto ci sono i giochi di ombre… Paradossalmente chiunque può diventare una star dei social, gli strumenti sono facili da utilizzare, intuitivi, gratuiti, basta saperci un attimo fare.

Non lasciamo che i social rovinino i nostri viaggiMa perché postiamo le nostre foto su spiagge caraibiche o sulla vetta dell’Everest? Perché siamo continuamente alla ricerca di un “mi piace”, che altro non è che un segno di approvazione, un modo per sentirsi invidiati, per sentirsi ammirati o c’è qualcos’altro?

Alla lunga fare le cose per gli altri porta a frustrazione e insoddisfazione. Personalmente credo che la maggior parte delle persone al giorno d’oggi viva per gli altri. Ci si veste per essere accettati dagli altri, ci si comporta per essere accettati dagli altri, ci si uniforma con il lavoro, con la famiglia e con il modo di vivere per essere accettati dagli altri. E si viaggia, perché lo fanno tutti. E si viaggia come lo fanno tutti, per essere accettati dagli altri.

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Quante volte ci è capitato di vedere le foto dei nostri amici o delle pagine facebook di chi scrive un blog di viaggi, e invidiare quel tipo di vita? Una vita sempre in giro, sempre alla scoperta di posti nuovi, sempre nuova e mai monotona…

A me è successo quando, agli albori dell’avventura chiamata Travelling with Liz, ho iniziato a scoprire un mondo di viaggiatori online spropositato.

E io volevo essere come loro, volevo che i miei testi venissero letti, volevo che la mia pagina Facebook raggiungesse un tot di mi piace, volevo, volevo,volevo.

Avete mai pensato a come i social possano rovinare i nostri viaggi?

La ragazza del video aveva raggiunto la gloria su Instagram, apprezzata da tutti, ma nessuno sapeva che, dietro a quei sorrisi e quelle foto così perfette, quelle didascalie così naturali, c’erano le aziende che le dicevano quale posa assumere, cosa scrivere e cosa indossare, credete veramente che questo non succeda anche nel mondo dei viaggi?

Ma non voglio tornare a fare polemica su qualcosa di cui ho già parlato in questo articolo, vorrei più che altro focalizzarmi su un altro aspetto di come i social media rovinino i nostri viaggi, legandoci ad un mondo virtuale, portandoci a non apprezzare appieno ciò che vediamo, viviamo e scopriamo.

Non lasciamo che i social rovinino i nostri viaggiBadate bene che non sto puntando il dito contro nessuno, essendo io la prima che gestisce una pagina Facebook, che aggiorno ogni singolo giorno, ma facendo solo delle constatazioni sul fatto che spesso si dà più importanza al numero di like che si riesce ad ottenere, che a viversi l’esperienza di viaggio.

I social possono rovinare i nostri viaggi se non siamo in grado di misurare il tempo che impieghiamo caricando foto, rispondere ai commenti e contare i like ricevuti.

La vita non è fatta di numeri, ma di sensazioni, i viaggi sono fatti di emozioni, di incontri, di chiacchiere, di brividi, di figuracce, di momenti imbarazzanti e stupefacenti.

, cosa succederebbe se perdessimo attimi importati a causa del nostro attaccamento ai social?

I social hanno enormi potenzialità, (ho parlato di come usarli per organizzare un viaggio ad esempio)  ma hanno anche il potere di rovinare i nostri viaggi. Bisogna essere in grado di cogliere l’attimo (e non sto parlando instant marketing in questo caso) perché una volta passato non si ripresenterà più.

Il mio è un invito, che faccio anche a me stessa: carichiamo pure foto, scambiamoci messaggi, contiamo i like se vogliamo, anche mentre siamo in viaggio, ma non lasciamo che i social rovinino i nostri viaggi,

Ciao, io sono Elisa Pasqualetto, ma tutti ormai mi chiamano Liz. Sono nata a Venezia, anche se le voci dicono che non ci viva più nessuno. Nella vita lavoro freelance come Social Media Manager e Copywriter, mentre questo blog è solo una finestra sulla mia più grande passione: il viaggio.

4 commenti

  • Francesca Cioccoloni

    Io sono quella che “oddio, gli ho dato un morso prima di fotografarlo”…e…”ieri sera ho dimenticato di mettere in carica il telefono”…
    Prima di avere dei figli partivamo senza cellulare ed era bellissimo, dava proprio l’idea della fuga senza lasciare tracce. Poi sono arrivate le nonne che ci provano sempre a metterti addosso qualche senso di colpa, prima d’allora cellulare, smartphone, tablet quello che era, rimaneva in un cassetto con la batteria smontata, non si sa mai!

  • Pam

    Cara Liz, un articolo che condivido in piena, e grazie per la citazione.
    E’ successo anche a me, anch’io (come credo tutti noi travel blogger) ho scoperto un mondo digitale e ho lottato per entrarci, ma dopo un po’ mi sono accorta che quelle ore passate sullo schermo del telefonino mentre viaggiavo non solo andavano a sottrarsi al viaggio stesso, ma davano al resto del viaggio un sapore “finto”. Sempre in posa per le foto, sempre con l’apparecchiatura dietro, sempre a pensare a cosa postare ecc ..
    Personalmente da allora, complice anche un periodo che mi ha riportata nella realtà, non viaggio più così. Preferisco in caso portarmi un taccuino su cui annotare le mie storie, e postare qualcosa quando è veramente naturale e quando posso, senza ricercare il wifi a tutti i costi dappertutto ..
    Mi è rimasta un pò la condivisione maniacale quando viaggio sola, ma lo faccio perché interagire con i followers mi fa sentire meno sola, e quando ovviamente partecipo a progetti, ma lì il viaggio si trasforma in lavoro, e questo è un dato di fatto, con i suoi pro e i suoi contro.

    • Liz

      Condivido nella maniera più assoluta, io sto cambiando prospettiva grazie al mio ragazzo che di social network non ne vuole sapere proprio, ciò mi ha fatto render conto di quanto tempo ci passo io sopra e quanto mi perdo attorno… Come tutte le cose c’è bisogno di avere una misura

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