Parigi sotterranea: visita alle catacombe

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Sapete che io e i viaggi convenzionali non andiamo tanto d’accordo, ogni volta che parto ci devo infilare qualcosa che lo renda diverso.

La prima volta che sono andata a Parigi avevo come obiettivo principale quello di visitare i luoghi in cui Henry Miller aveva vissuto alcuni anni della sua vita, ma la seconda volta non potevo essere da meno, e ho deciso di dedicare parte del mio tempo a una Parigi sotterranea, quella insolita, quella delle Catacombe.

Non che io sia una fanatica di cimiteri, ossa, teschi e croci celtiche come lo è Claudia di Viaggi Verde Acido (sicuramente per percorsi e destinazioni all’insegna del macabro lei è molto più ferrata ti me) però non nego che abbiamo sempre esercitato un certo fascino su di me fin dai tempi del cartone della Disney il Gobbo di Notre Dame, grazie al quale ho scoperto l’esistenza della Parigi sotterranea.

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Due ore e mezzo di coda a parte, ne vale la pena, ma se dovete andarci nei mesi invernali preoccupatevi di due cose:

  1. Di essere veramente ben vestiti perchè tira un vento che ve lo raccomando
  2. Cercate di essere in compagnia, perchè rimanere in piedi per più di due ore da soli senza fare una parola con nessuno, se non col il tipo che suona la chitarra a bordo fila, vi assicuro che è abbastanza pesante.

Il biglietto viene 10 euro se pagato intero e dal momento che io ho superato i 26 anni ho avuto la sfiga di doverlo pagare tutto, ma se tornassi indietro rifarei ogni cosa, ok, magari sceglierei un altro periodo dell’anno.

Appena entrati una scala a chiocciola porta qualche piano sotto il livello della strada, dopo di che si deve seguire un percorso obbligato. Meglio se prendete l’audioguida e non fate come la sottoscritta che, invece, ha preferito affidarsi alla guida, le cui informazioni sono decisamente più ridotte.

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Per le informazioni storiche approfondite vi rimando ad un qualsiasi sussidiario delle medie/superiori, oppure alla pagina di wikipedia, sappiate solo che sotto le strade di Parigi si celano circa 6 milioni di ossa (non è certo un luogo per chi è debole di stomaco). Il percorso inizia con un lungo corridoio, sali e scendi continui, ma lo sguardo si perde nei soffitti, così alti che non sembra nemmeno di essere scesi così tanto. Si cammina un bel po’ prima di arrivare all’ossario vero e proprio, ma ogni angolo sembra attirare l’attenzione, io ne sono rimasta davvero colpita, se avevo intenzione di vedere una Parigi insolita ero sicuramente capitata nel posto giusto.

Vi devo avvisare, prima di entrare il cartello di benvenuto non è dei migliori, dal momento che recita in francese “Arrête! C’est ici l’empire de la Mort”, che tradotto significa “Fermi! Questo è l’impero della Morte”, insomma, ‘mo so cazzi, quando in realtà è solo un invito a pregare per i morti (o così dicono).

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Il percorso si apre in diverse sale con file e file di teschi e ossa umane disposte in
ordine, con altrettante targhe che ne indicano l’anno a cui risalgono, forse un po’ inquietante all’inizio ma dopo un’oretta che stai nei sotterranei, sembra quasi che i teschi ti sorridano.

Personalmente sono rimasta affascinata, colpita, frastornata dal numero di ossa presenti, non si sa dove guardare, intere mura costeggiano i corridoi, quasi ti accompagnano all’uscita, interrotte qua e là da lapidi più o meno grandi.

Basti pensare alla funzione che queste ex fognature hanno ricoperto negli anni, rifugio di clandestini, perfetta location per feste decisamente un po’ macabre, casa per senzatetto, durante la seconda guerra mondiale furono sede del primo quartier generale, credo che se i muri potessero parlare ne avrebbero di cose da raccontare… sapevate che le catacombe parigine sembrano ospitare i resti di Antoine-Laurent Lavoiser e dei rivoluzionari Georges Jacques Danton (1759 – 1794) e Maximilien de Robespierre? Eh, detto niente!

Liz

Liz

Ciao, io sono Elisa Pasqualetto, ma tutti ormai mi chiamano Liz. Sono nata a Venezia, anche se le voci dicono che non ci viva più nessuno.
Nella vita lavoro freelance come Social Media Manager e Copywriter, mentre questo blog è solo una finestra sulla mia più grande passione: il viaggio.
Liz

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